L’indigeno vuol farvi far pace con il Clima.

All’indigeno la carne alla brace, che serviamo tutti i giorni da giugno ad ottobre, è proposta in porzioni tali da indicarci quanto mangiare settimanalmente per fare la nostra parte nella lotta ai cambiamenti climatici: infatti con 39g di carni bovine e 125g di tutte le altre, abbiamo metà di questa dose settimanale, un gesto davvero virtuoso (e che lascia spazio anche per un richiamino...).
Si tratta infatti del 55% in meno di quanto si consuma oggi ed è quanto dobbiamo ridurre in termini di emissioni globali per frenare ed invertire il cambiamento climatico, da qui al 2030, secondo appunto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Finalmente prendo coscienza di cosa posso fare e mi godo la scelta giusta!

Il quadro del cambiamento climatico

Nel 1983, le Nazioni Unite dettero vita alla prima Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo, presieduta da Harlem Bruntland, da cui nel 1987 scaturì il celebre rapporto “Our common future” che definì il concetto stesso di “Sviluppo Sostenibile” e stimolò la nascita della prima Conferenza sull’Ambiente e lo Svilupppo nel 1989. Ne conseguì dopo breve la celebre convenzione del 1992 di Rio de Janeiro, in cui 172 stati adottarono specifici accordi per definire e contrastare il cambiamento climatico ed il degrado della biodiversità, nel rispetto di principi di sviluppo economico e sociale. Da allora sono state investite significative risorse per definire il quadro in cui anche solo calcolare l’impatto sul clima delle attività umane sulla terra, sempre sotto il coordinamento dell’ONU.

Grazie a questa consapevolezza oggi si possono definire degli obiettivi concreti di sviluppo sostenibile, raccolti attualmente nell’Agenda 2030 ed al contempo, in molti ambiti della vita quotidiana ogni singolo membro della nostra comunità globale è in grado di prendere coscienza del suo ruolo proattivo in questo disegno. Il cambiamento climatico è infatti dovuto alle emissioni di gas climalteranti (o Gas ad Effetto Serra, tradotti in Co2 equivalente, ossia anidride carbonica), che vengono sprigionate da una determinata azione: tipicamente il bruciare energia o anche un qualsiasi materiale (legno, plastica...), i quali contengono carbonio allo stato solido che viene sprigionato nell’atmosfera sotto forma di gas per effetto della combustione (dovuta al funzionamento di un motore a scoppio oppure allo smaltimento di rifiuti).

Altre rilevanti forme di emissioni sono legate al cambiamento d’uso del suolo (coltivandone uno allo stato brado, si provoca un trasferimento di gas serra nell’atmosfera dalla sua superfice), oltre che alla fermentazione dei liquami degli allevamenti ed infine agli incendi boschivi. Dalla fine dell’800 in avanti, per effetto dell’industrializzazione e della crescita demografica che ne è conseguita, la quantità di consumi è cresciuta in maniera esponenziale e la velocità con cui bruciamo energia e materia e con cui coltiviamo il pianeta, è tale da non riuscire più a mantenere un equilibrio tra quanto emettiamo e quanto naturalmente viene riassorbito dalla terra stessa (ossia gli alberi che inglobano carbonio, così come i giacimenti di combustibili fossili ed i terreni che non vengono coltivati).

Gli attuali livelli di Co2 in atmosfera sono di oltre 410ppm contro i circa 250ppm riscontrati in epoca pre-industriale, si tratta di quasi il doppio e si stima che le nostre foreste siano apparse nell’evoluzione del pianeta, un tempo invivibile per l’uomo, a livelli attorno alle 700ppm in atmosfera circa 385 milioni di anni fa, per dare una misura dell’enorme problema che già si è venuto a creare in appena 1 secolo e mezzo.

I consumi di carne e la riduzione delle emissioni

I consumi reali di carne in Italia (al netto di quelli “apparenti”, ossia quello che finisce realmente in tavola), erano pari, nel periodo 2010-2015 a 104g al giorno di cui 24,8g di carni bovine, 44,2g di carni suine e 35g di altre carni prevalentemente bianche (fonte “Consumo reale di cane e di pesce in Italia”, Prof. Vincenzo Russo dell’Università di Bologna con Anna De Angelis e Pier Paolo Danieli su incarico della Associazione Scientifica per la Scienza e le Produzioni Animali).

Se considerassimo anche le parti non edibili della produzione di carne, ottenendo pertanto il quantitativo di massa animale prodotta per ottenere le suddette quantità di cibo in tavola, necessario per misurare appunto l’impatto della produzione, questo è pari a 237g al giorno (Fonte FAO, Ismea). Il dato è in linea con la media dei consumi apparenti europei, la quale si attesta sugli 1,5kg secondo dichiarazioni della commissione europea. Produrre questa carne genera un determinato impatto in termini di gas serra e per quanto dovremmo auspicare che gli allevamenti migliorino i loro processi produttivi, magari con l’uso di energie rinnovabili o accorciando le filiere di distribuzione, resta il fatto che oggi ogni consumatore è in grado, grazie alle tante informazioni disponibili, di fare una scelta di consumo che dia un contributo a questo fenomeno degenerativo.

Questo non vuol dire smettere di consumare nè tantomeno rattristarsi di quanto stia accadendo e basta ma godersi un piatto, anche di carne ed anche bovina (la più impattante in termini di emissioni, ndr) nella maniera giusta, per approfittarne fino in fondo!

L’Indigeno del pianeta terra che vogliamo rappresentare nel nostro ristorante, consapevole, proattivo e felice di fare la sua parte per un mondo sempre migliore, deve ricordare che il clima non è l’unico tema quando si parla di sostenibilità in tavola, pur nella sua importanza. Basti ricordare i 17 macro obiettivi posti dalle Nazioni Unite alla base dell’agenda globale per lo sviluppo sostenibile (https://sdgs.un.org/goals) per rendersi conto di questa complessità. Ci preme quindi ribadire come nell’ambito delle nostre filiera agricole abbiamo particolari attenzioni per la tutela della biodiversità e della risorsa idrica, le quali restano tra le principali sfide del comparto a livello ambientale, senza transigere sulle migliori politiche del lavoro e sul supporto alle comunità con cui si convive. Per maggiori informazioni sugli impegni della nostra società benefit, vai alla sezione dedicata del sito.

Salcheto Indigeno

Via di Villa Bianca, 15
53045 Montepulciano (SI) – Italy

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